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La notizia è di quelle
che potrebbero mandare in fibrillazione la comunità scientifica
internazionale e milioni di ammalati in tutto il mondo. Si tratta quindi di
valutarla con la massima cautela senza dare campo a possibili enfatizzazioni
mediatiche che con la scienza poco hanno a che fare. La nostra intenzione
non è quella di aprire un nuovo caso Di Bella, se non altro in riferimento a
quanto di più ambiguo e nocivo per le sensibilità di chi più è vulnerabile
si legò quella vicenda, che alcuni considerano peraltro ancora aperta, ma
che nel suo svolgersi generò una negativa e deplorevole ricaduta di elementi
di confusione su di un tema delicatissimo quale può essere la cura del male
del secolo. Ma c'è un medico
italiano, il dott. Tullio Simoncini di Roma, il quale afferma di aver
individuato l'origine effettiva delle patologie tumorali, nelle diverse
forme in cui si presentano a seconda dei tessuti che attaccano. Tullio
Simoncini è laureato in medicina e chirurgia, specializzato in diabetologia
e malattie del ricambio, in corso di specializzazione in oncologia e ha una
laurea anche in filosofia. E' stato relatore al convegno "Firenze-Medicina
2000" e al congresso internazionale di oncologia di Treviso. Questo studioso
ha una sua idea sull'eziopatogenesi tumorale: le cause del male sarebbero da
far risalire a un fungo opportunista, chiamato "candida", dal quale i nostri
tessuti di difenderebbero una volta attaccati incistantolo e facendo partire
una riproduzione incontrollata di cellule, cioè il tumore. Il dott.
Simoncini ritiene di aver elaborato delle adeguate strategie terapeutiche
per far regredire le masse neoplastiche in maniera assai meno traumatica
delle attuali e più moderne tecniche impiegate. A conferma di ciò, enumera
già una serie di casi nei quali i tumori sarebbero regrediti dopo i suoi
trattamenti e ha pubblicato gli esiti delle sue terapie su internet,
corredando di documentazione radiografica l'evoluzione del male, dando
svariate indicazioni scientifiche sulla propria teoria, con tanto di ampia
documentazione bibliografica. Ci siamo fatti spiegare in termini divulgativi
in cosa consista la spiegazione da lui elaborata.
Dott. Simoncini da
quanto tempo lei cura i tumori? Da più di 15 anni. Secondo lei, che cos’è
il cancro? E’ un fungo, o meglio è
la somma di un’infezione da funghi e della reazione dei tessuti nei loro
confronti. Lei parla dei comuni
funghi, quelli che conosciamo tutti, più o meno innocui? Certo, solo che non sono
così innocui come si dipingono. Un conto sono le micosi superficiali, cioè
degli epiteli, come vagina o oro-faringe; un altro sono le micosi che
riescono a svilupparsi nei piani e negli organi interni: lì producono il
cancro. Si spieghi meglio. I funghi sono entità
unicellulari, che tendono però a formare grandi aggregati, capaci di
rispondere a stimoli esterni, nutrizionali o tossici, in maniera univoca e
solidale. Lei vuol dire, allora,
che il fungo possiede sia l’invasività e la diffusibilità delle entità
unicellulari e nel contempo la potenza biologica di un organismo? Esattamente questo: pensi
all’effetto devastante di un bacarozzo che è in grado di penetrare dentro
l’organismo umano, scomponendosi in singole cellule, e di ricomporsi e di
annidarsi in qualche organo. Ma non c’è il sistema
immunitario che impedisce la penetrazione di cellule nell’organismo? Certo, ed è a questo
livello che si spiega il meccanismo d’invasione dei funghi. Normalmente
vengono fagocitati dal sistema immunitario, quando si sgranano uno a uno,
per diffondersi attraverso il sangue o la linfa. Uno o più stimoli nocivi
cronici però (quelli comunemente invocati come cause del cancro), possono
determinare un mal funzionamento parziale o totale, in modo da consentire la
riaggregazione delle colonie fungine, presupposto essenziale per ulteriori
invasioni. Lei dice che è sempre
un fungo, la candida, a determinare un cancro. Sembra impossibile, però, che
essa causi tutti gli infiniti tipi istologici. Niente affatto, è tutto
molto logico. Pensi ad un corpo inerte, ad esempio una spina inoculata ora
in questo ora in quell’organo, dove produce continue microlesioni. La
reazione di difesa, cioè il tentativo di incistamento, non può non avvenire
che con le cellule proprie del tessuto sollecitato o invaso: il cervello
produrrà più glia ed avremo il glioblastoma; il fegato o l’osso, più
epatociti o più osteociti, ed avremo l’epatocarcinoma o l’osteosarcoma, e
così via. Come spiega allora che
un cancro è formato di cellule più o meno mature o differenziate? Le falangi di fanteria di
un esercito, cioè del sistema immunitario, che attaccano un carro armato,
cioè la massa fungina, sono distrutte rapidamente; prima le truppe regolari,
poi le riserve, infine quelle formate dagli elementi più giovani e immaturi.
L’immaturità o l’anaplasia allora, sono il segno della potenza del nemico e
dell’esaurimento delle difese dell’ospite. Certo, descritto così,
il cancro fa rabbrividire. Come mai i funghi sono oggi così sottovalutati? La prima cosa soporifera
che svia le menti è la definizione di fungo: patogeno opportunista e
occasionale: Non c’è niente di più subdolo e falso. La seconda è l’eccessiva
tendenza descrittivista della medicina, che si trova in difficoltà laddove
bisogna interpretare i fenomeni biologici in senso vitale e finalistico.
Riuscire ad eliminare una colonia fungina, ad esempio, è un po’ come una
partita a scacchi tra entità biologiche, cioè vive, che tendono ad
utilizzare le proprie forme di intelligenza, più o meno rudimentali, per
sopravvivere. Apparentemente quello
che asserisce sembrerebbe logico e coerente; non le sembra, però, tutto un
po’ semplicistico? Non sono d’accordo; forse
direi semplice o meglio semplificato; questo a mio avviso, però, è una
garanzia di veridicità. Una volta, un collega universitario che cercavo di
convincere della semplicità delle mie teorie, mi replicò: non ti nascondere,
le teorie semplici le fanno le menti complesse. Ma possibile, milioni
di studiosi in tutto il mondo, i miliardi per le ricerche … Una volta il Sole girava
intorno alla Terra. Lei vuol dire che le
ipotesi, le idee portanti dell’attuale oncologia, la causalità genetica e la
multifattorialità sono sbagliate? Proprio così, sbagliate
perché illogiche; dopo 50 anni di fallimenti andrebbero abbandonate. La
multifattorialità difatti non è altro che un modo di ammettere di essere al
buio; asserire che una cosa è causata da tutto è come riconoscere la propria
ignoranza. La genetica invece è un complesso paravento esoterico, capace di
spiegare potenzialmente tutto e niente. Illustri meglio questo
concetto. Secondo le teorie
ufficiali il cancro è dovuto ad un "impazzimento riproduttivo cellulare", in
grado di causare la formazione delle masse neoplastiche. Alla base di questo
presunto "impazzimento", viene riconosciuta un’alterazione dei geni (di qui
la teoria genetica), favorenti o inibenti la crescita cellulare: E’ noto
poi, come questi geni codifichino, cioè diano i segnali, per la produzione
di proteine e fattori di crescita delle cellule; tra elementi strutturali e
interazionali così, se ne conoscono 100, se ne stanno studiando 1000, se ne
prevedono 1.000.000; contando poi le centinaia di cancerogeni chimici, gli
imprevedibili e infiniti influssi ormonali e neuro-psichici … la frittata è
completa: la causalità genetica, così infinita, è un bluff all’infinito, è
oscurantismo. Volendo cambiare
registro interpretativo, qualcuno ha mai studiato o descritto le
potenzialità cancerogene dei funghi? Altroché! Si ammette
comunemente che la candida causi il cancro; solo che la si considera
cancerogena in quanto, e qui sta l’errore, produttrice di alterazioni
genetiche. Lei vuole dire che
esiste una sorta di paraocchi rappresentato dalla genetica? Certo! La candida causa
il cancro, e questo è il dato di fatto; che poi determini alterazioni
genetiche è solo un’interpretazione, ahimè sbagliata. Effettivamente c’è da
rimanere scioccati da quello che dice, sospesi tra…l’uovo di Colombo e
l’illusione. Oltretutto, se le
immagini delle guarigioni che lei ha diffuso sono vere, certo viene da
pensare che siamo tutti vittime di un inganno di dimensioni planetarie. Ma
sono proprio vere? Altro che vere! Non so se
ha visto l’ultimo caso che ho messo in linea, un tumore al fegato di 12x
11,5 cm, che ho fatto regredire a livello di 3x1,5 cm, con sole quattro
somministrazioni di bicarbonato di sodio. Francamente questo è
difficile da accettare; come fa a convincere il prossimo che una sostanza
così comune e innocua, sia in grado di sconfiggere il male del secolo? Vede, uno non si sveglia
la mattina e si inventa di somministrare sali di bicarbonato per distruggere
un cancro. C’è dietro tutta una serie di ragionamenti, esperimenti,
tentativi e verifiche durati mesi e anni, che ha permesso di confezionare
una teoria e una terapia oncologica specifica, anche se semplice. Riguardo poi al
trattamento dell’epatocarcinoma citato, credo che non ci sia niente di più
sofisticato del metodo attuato per attaccarlo. Mi sembra sia passato un
secolo da quando distrussi, più di 15 anni fa, il cancro dello stomaco di
una mia zia, oggi ancora viva, nel giro di un mese, somministrando
bicarbonato solo per via orale. Perché, come cura oggi
i tumori, pur utilizzando sempre il bicarbonato? Sfruttando la capacità
dell’arteriografia selettiva di raggiungere, per via vascolare, qualsiasi
tipo di neoformazione. In pratica, posizionando
un catetere nell’arteria afferente al tessuto degenerato, somministro la
cosa più velenosa per le colonie tumorali, cioè il bicarbonato di sodio,
direttamente sulle masse, con effetti devastanti. E’ così che ho trattato
l’epatocarcinoma che ho drasticamente ridimensionato, utilizzando la via
d’accesso delle arterie epatiche. Ha trattato altri tipi
di tumore con questa tecnica? Circa una decina, in
quanto è solo da alcuni mesi che la pratico. I risultati sono però
altrettanto positivi. E prima, come faceva?
Aveva gli stessi risultati? Assolutamente no; pur
riuscendo a risolvere tanti tumori, alcuni non ero in grado di distruggerli.
I grandi tumori del fegato o pancreas, cervello o vertebre, come alcuni
altri, non avrei mai potuto trattarli adeguatamente senza l’arteriografia
selettiva, che ritengo la metodica più importante per l’oncologia. Pensa che in questo
modo possa attaccare tutti i tipi di cancro? Certo una buona parte,
non tutti. Un tumore pleurico ad esempio si può trattare solo mediante il
posizionamento di un drenaggio o di un catetere interno chiamato
porth-a-cat; un tumore peritoneale invece va aggredito mediante
somministrazione di bicarbonato direttamente nel cavo peritoneale con un ago
appropriato. Per i tumori della pelle poi si devono usare diversi altri tipi
di sostanze chimiche, impossibili da somministrare per via vasale. Di volta in volta
insomma, va studiato il modo migliore in funzione della localizzazione
neoplastica. Dopo il trattamento,
dopo che ha ridotto o distrutto le masse, il tumore è sparito completamente,
o c’è il rischio che ritorni, più o meno presto? Se il cancro è
completamente distrutto non torna più, anche perché, nel caso che le masse
spariscano a qualsiasi indagine, io per precauzione faccio seguire dei cicli
di somministrazione di bicarbonato endovena, che chiudono definitivamente il
conto alle colonie non visualizzabili. E questo va bene sia per
i tumori primari che per le recidive e le metastasi. Come mai non riesce a
convincere gli altri medici, specialmente quelli che contano e che
potrebbero aiutarla a realizzare la sua ideologia medica? Con precisione non lo so.
Io ho tentato più volte di proporre e illustrare le mie teorie e metodi a
vari livelli istituzionali, dal Ministero della Sanità agli istituti
oncologici italiani, fino all’americana National Cancer Institute. Purtroppo
ho trovato persone ancora mentalmente impreparate a recepire discorsi
innovativi rivoluzionari; e questo francamente non me lo spiego, dal momento
che non mi sembra molto difficile rifiutare delle teorie ufficiali, quando
non portano risultati. D’altro canto però, posso
affermare che un buon numero di pazienti che seguo, o sono medici o parenti
di medici; questo la dice lunga sulla fiducia che gli addetti ai lavori
hanno nell’oncologia ufficiale. Sono talmente convinto
poi della bontà della mia teoria e delle mie terapie, che ho fondato anche
un associazione, chiamata ANFèT, che significa "Associazione nazionale Fungo
è Tumore". Come ultima domanda:
quali consigli darebbe a chi è ammalato di cancro? Di usare la propria
testa, cioè di non farsi condizionare da subdole quanto sterili parate,
ammantate di bonaria autorevolezza. L’ignoranza sulla reale causa del cancro
è ignoranza per tutti, per le correnti ufficiali e per quelle alternative.
Non è accettabile subire terapie devastanti o inutili (chemio, radio,
chirurgia), in nome di ipotesi aleatorie e mai dimostrate. E lei, non è sullo
stesso piano degli altri? Assolutamente no; io do
un nuovo soggetto, una chiave nuova e concreta per risolvere il cancro.
Tutto il resto sono vuote parole; l’indimostrabile non può stare su un piano
razionale. Ecco, l’oncologia odierna non è scienza, ma solo metafisica.
Per approfondire i
temi dell’intervista visitare il sito
www.anfet.it,
dove è possibile trovare le teorie e i casi risolti, oppure
www.forcesitaly.org
Perché il cancro è la
Candida 1.Definizione di
candida: "E’ un fungo saprofita occasionale, opportunista". Questa etichetta
ufficiale, dalla forma accattivante e tranquillizzante, in realtà non dice e
non spiega niente, anzi nasconde subdolamente la propria pericolosità. (...)
il termine opportunista non è affatto un termine innocuo, anzi possiede una
notevole carica di pericolosità, in quanto evidenzia un’adattabilità ed un
polimorfismo di grado elevato, come viene spesso riportato, ad esempio da
Wickes B.L. (Curr Top Med Mycol 1996 Dec;7(1):71-86), Suzuki T. (J Gen
Microbiol 1989 Feb;135 ( Pt 2):425-34), Lott T.J. (Curr Genet 1993 May-Jun;23(5-6):463-7). Da uno studio di Odds
F.C. (J Clin Microbiol 1983 Oct;18(4):849-57) peraltro si evidenzia come
da ceppi simili o identici si possano formare infinite varianti della
Candida anche in funzione di aree geografiche diverse, a testimonianza di
come possano adattarsi ad ogni tipo di variabile non solo biologica. Basti pensare che il
cosiddetto opportunismo della Candida in realtà nasconde una tale
aggressività, da renderla capace di attaccare e colonizzare perfino i
materiali sintetici utilizzati nelle protesi sostitutive di organi interni,
come viene riferito da Ell S.R. (J Laryngol Otol 1996 Mar;110(3):240-2). "La candida è
opportunista" allora, se vuol significare che è capace di passare,
metabolicamente e strutturalmente, da uno stato innocuo ad uno patogeno, chi
potrebbe confutare un ulteriore passaggio, sotto determinate condizioni
concausali, da uno stato patogeno ad uno invasivo, cioè tumorale, mediante
stati successivi di opportunismo differenziato? E’ quello che io sostengo
nella mia teoria.
2) La candida è sempre
presente nel cancro. Esiste un’infinità di
lavori che attesta la costante presenza del micete nei tessuti dei malati di
cancro, specialmente quelli terminali. Dati riguardanti la
coesistenza della candida e del cancro, riscontrati da alcuni autori: Hopfer R.L. (J Clin
Microbiol 1980 Sep;12(3):329-31): 79% Kaben U. (Z Gesamte
Inn Med 1977 Nov 15;32(22):618-22): 80% Hughes W.T. (Pediatr
Infect Dis 1982 Jan-Feb;1(1):11-8): 91% Kiehn T.E. (Am J Clin
Pathol 1980 Apr;73(4):518-21): 97,1%
Tutto questo poi
considerando la difficoltà di visualizzare le candide nei materiali organici
da esaminare, come riporta anche Escuro R.S ( Am J Med 1989 Dec;87(6):621-7),
Karaev Z.O (Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol 1992;(5-6):41-3) e Walsh T.J.
(N Engl J Med 1991 Apr 11;324(15):1026-31). In pratica si può
tranquillamente affermare che essa è sempre presente nei tessuti dei malati
di cancro. Il fenomeno viene
usualmente interpretato come una conseguenza dell’indebolimento e del
defedamento dell’organismo dovuto alle lesioni neoplastiche. Io ritengo al
contrario che l’aggressione della candida in senso cancerogenetico avviene,
dopo le fasi patogene superficiali, cioè le candidosi epiteliali classiche,
in diversi stadi: a. Radicamento nel
tessuto connettivale profondo (nei diversi organi). b. Espansione con
evocazione di una reazione organica che tenta l’incistamento delle colonie
fungine, il cui esito è la formazione delle neoplasie. c. Accrescimento
sia nel tessuto limitrofo che a distanza (metastasi). d. Progressivo
defedamento dell’organismo con conseguente invasione organismica globale (E’
lo stadio che viene più comunemente visualizzato e che viene considerato
"opportunistico"). e. Exitus.
In sintesi la candida
non è un post hoc ma un propter hoc. Vari lavori confortano
peraltro quanto affermato, quali: Pedersen A. (Tandlaegebladet
1989 Sep;93(13):509-13), Krogh P. (Carcinogenesis 1987 Oct; 8(10):1543-8),
Trotoux J. (Ann Otolaryngol Chir Cervicofac 1982;99(12):553-6) attestano
il nesso causale tra la candida e la formazione del carcinoma epidermoidale
della lingua. Zhang K.V (Chung Hua
Kou Chiang Hsueh Tsa Chih 1994 Nov;29(6):339-41, 384) O’Grady J.F. (Carcinogenesis
1992 May;13(5):783-6) per neoplasie del cavo orale. Hicks J.N (Laryngoscope
1982 Jun;92(6 Pt 1):644-7) per la neoplasia della laringe. Field E.A. (J Med
Vet Mycol 1989;27(5):277-94), Wang F.R. (Chung-hua Ping Li Hsueh Tsa Chih
1988Sep;17(3):170-2) e (Chung Hua Chung Liu Tsa Chih 1981 May;3(2) per
il cancro del polmone. Joseph P. (Chest 1980 Aug;78(2):340-3) per il
mixoma atriale. Rumi A. (Chir Ital 1986 Jun;38(3):299-304), Fobbe F. (ROFO
Fortschr Geb Rontgenstr Nuklearmed 1986 Jan;144(1):106-7) Bathia V. (Indian
J Gastroenterol 1989 Jul;8(3):171-2) marnejon T. (Am J Gastroenterol 1997
Feb;92(2):354-6) per il cancro dell’esofago. Taguchi T. (J Pediatr
Gastroenterol Nutr 1991 Apr;12(3):394-9) per il carcinoma dell’intestino
Raina V. (Postgrad Med J 1989 Feb;65(760):83-5) per il morbo di
Hodgkin Piazzi M. (Minerva Stomatol 1991 Oct;40(10):675-9) per il M.
di Kaposi Mannell A. (S Afr J Surg 1990 Mar;28(1):26-7) per il tumore
del pancreas. Le considerazioni e i
lavori presentati attestano quindi che la candida possiede una grande
capacità carcinogenetica e come oggi non sia più proponibile un suo ruolo
patogeno semplicemente consequenziale ad uno stato di defedamento post
tumorale. Molti autori tra quelli descritti e anche altri come ad esempio
Yemma J.J (Cytobios 1994;77(310):147-58), ammettono oggi quindi un ruolo
eziologico diretto del micete nella genesi del cancro; l’errore che viene
fatto però è quello di ritenerlo responsabile della produzione di sostanze
che alterano la funzionalità nucleare, di inquadrarlo cioè in un ulteriore
passo di degenerazione genica, la qual cosa alla fine impedisce di
attribuire loro la matrice infettiva tout court, che aprirebbe finalmente la
via alla definitiva scoperta del cancro. A dire il vero poi, non è
che non sia stato mai ipotizzato un processo infettivo alla base delle
lesioni neoplastiche; già nel 1911 Rous P. aveva ottenuto lo sviluppo
di tumori maligni mediante trasmissione con filtrati cellulari delle masse
neoplastiche (JAMA 1983 Sep 16;250(11):1445-9).
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Nel 1939 poi Reich W.
aveva dimostrato che il cancro è trasmissibile e quindi d’origine infettiva
("La biopatia del cancro" Varese 1994).Ginsburg I. (Science 1987 Dec
11;238(4833):1573-5) dimostra come cellule tumorali di topo infettate da
candida albicans e iniettate in ceppi singenici, esibiscano un’aggressività
e una capacità di crescita notevolmente aumentate rispetto a cellule
tumorali non infettate. Perri G.C (Toxicol Eur
Res 1981 Nov;3(6):305-10) riporta l’alta incidenza di neoplasie in topi
alimentati con quote aggiuntive di proteine ricavate dalla candida. Non è affatto logico
dunque, in base alle risultanze oggi esistenti, continuare a voler vedere la
candida come un microrganismo ai limiti tra la patogenicità e l’innocuità,
ma come l’unico, terribile generatore causale delle neoplasie. 3) Il tumore è
concettualmente uno. Ne esistono però tanti
tipi, perché? Secondo le posizioni ufficiali, essendo l’alterazione genetica
alla base dello sviluppo neoplastico, è possibile che essa possa
manifestarsi in qualsiasi territorio, con tutte le differenziazioni
tipologiche possibili. Secondo il mio punto di
vista invece, è sempre la candida ad invadere i vari comparti anatomici,
evocando reazioni differenti in funzione degli organi parassitati, che
dipendono dalla quantità e qualità dei tessuti interessati. Un organo così, il cui
connettivo profondo sia stato invaso, si difende tramite iperproduzioni
cellulari che tentano di incistare le colonie fungine tendenti alla completa
colonizzazione dell’organismo. Il rapporto esistente in
un organo tra tessuti differenziati e il connettivo determina la capacità di
reazione, e quindi il grado di malignità di una neoplasia. Meno cellule nobili ci
sono, più maligno e invasivo è il tumore. Ad un estremo così ci
sono i tessuti nobili inattaccabili, all’altro il semplice connettivo; il
tessuto ghiandolare, che rappresenta la media via tra questi due elementi
proprio perché dotato di strutturazione complessa, possedendo una certa
capacità di incistamento nei confronti dei funghi, può opporsi alla loro
invasione producendo il fenomeno del tumore benigno. In pratica, dunque, è
sempre la stessa candida che attacca i diversi tessuti adattandosi di volta
in volta al tipo di ambiente che trova. Le specificazioni allora che vengono
usualmente date riguardo alle varie candide (candida albicans, krusei,
glabrata, tropicalis ecc.), sottovalutano il fatto che derivano tutte da un
unico capostipite il quale, quando muta geneticamente per attaccare
l’ospite, diventa ora questo ora quel ceppo. Hopfer R.L. ad
esempio ha trovato in colture post-mortem di un malato leucemico, ben 4
specie diverse di candida. Aksoycan N. inoltre (Mikrobiyol
Bul 1976 Oct;10(4):519-21) ha dimostrato che 7 diversi ceppi di candida
in realtà hanno la stessa struttura antigenica. Odds F.C. (Zentralbl
Bakteriol Mikrobiol Hyg [A] 1984 Jul;257(2):207-12) riferisce come lo
stesso ceppo di Candida può colonizzare differenti comparti anatomici in
tempi diversi. Hellstein J. (J Clin
Microbiol 1993 Dec;31(12):3190-9) individua la comune origine clonale
sia dei ceppi commensali che di quelli patogeni della candida albicans.
4) La Candida presenta
la stessa struttura genetica del cancro. Paradossalmente questo
fatto così importante, che dimostra che la candida è il cancro, non viene
nemmeno preso in considerazione dalla medicina ufficiale. Vari autori difatti, pur
attestandone l’identità genetica, rimangono tuttavia solo su un piano
sterilmente descrittivo.
Vediamo i lavori:
Werner G.A.( Eur Arch
Otorhinolaryngol 1995;252(7):417-21) riferisce di aver trovato le stesse
sequenze omologhe in campioni di DNA estratti dalla Candida glabrata, dalla
Candida parapsilopsis e da cellule provenienti da materiale bioptico
prelevato dal carcinoma squamo-cellulare delle vie aeree superiori. Yasumoto K. (Hum
Antibodies Hybridomas 1993 Oct;4(4):186-9) e Kawamoto S. (In Vitro
Cell Dev Biol Anim 1995 Oct;31(9):724-9) dimostrano come lo specifico
anticorpo monoclonale diretto verso il citocromo C della candida krusei
reagisce anche nei confronti di una frazione citoplasmatica di cellule del
tumore del polmone. Hashizume S. (Hum
Antibodies Hybridomas 1991 Jul;2(3):142-7) e Hirose H. (Hum
Antibodies Hybridomas 1991 Oct;2(4):200-6) utilizzano il citocromo C di
varie candide per la diagnosi di cancro del polmone. Schwartze G. (Arch
Geschwulstforsch 1980;50(5):463-7) suggerisce di utilizzare anticorpi
specifici contro la candida nella diagnosi di melanoma maligno. Vecchiarelli D. ( Am
Rev Respir Dis 1993 Feb;147(2):414-9) evidenzia come colture
supernatanti di macrofagi alveolari provenienti da pazienti con tumore del
polmone, siano in grado di inibire l’attività fungicida delle cellule
polimorfonucleate. Zanetta J.P. (Glycobiology
1998 Mar;8(3):221-5) individua lo stesso comportamento, cioè una
accentuata capacità di legame nei confronti dell’IL-2, sia nella candida
albicans che nei tumori. Ausiello C. (Ann Ist
Super Sanita 1987;23(4):835-40), Giovannetti A. (Acta Haematol
1997;98(2):65-71) e Marconi P. (Int J Cancer 1982 Apr 15;29(4):483-8)
riportano come un antigene (un mannoside) proveniente dalla parete della
candida albicans, induca una citotossicità antitumorale nei linfociti del
sangue periferico. Robinette E.H. Jr. (J
Natl Cancer Inst 1975 Sep;55(3):731-3) descrive una notevole resistenza
all’inoculazione di dosi letali di candida, in topi a cui sia stato
preliminarmente impiantato un carcinoma polmonare di Lewis o di altri
comparti anatomici. Cassone A.
(Microbiologica 1983 Jul;6(3):207-20) Weinberg J.B. (J Natl Cancer Inst 1979
Nov;63(5):1273-8) evidenziano una risposta antitumorale significativa in
topi cui fosse stato inoculato materiale della parete cellulare di candida
albicans. Favalli C. (Boll Soc
Ital Biol Sper 1981 Sep 30;57(18):1911-5), Kumano N. (Tohoku J Exp Med 1981
Aug;134(4):401-9) e Cassone A. (Sabouraudia 1982 Jun;20(2):115-25)
segnalano il potre immunoadiuvante antitumorale della parete cellulare della
candida albicans. Ubukata T. (Yakugaku
Zasshi 1998 Dec;118(12):616-20) riporta l’alto potere inibitorio sulla
crescita della candida, da parte del siero e del liquido ascitico di un topo
portatore di neoplasia. Esiste dunque, al di là
di interpretazioni più o meno riduttive, un alto grado di parentela tra la
candida e i tessuti tumorali. Considerando poi la
infinita variabilità fenotipica del micete, unitamente alla estrema
difficoltà di rinvenimento e di tipizzazione dei vari ceppi esistenti,
appare legittimo inferire l’identità genetica tra cancro e candida nelle sue
varie differenziazioni.
5. Il fenomeno delle
metastasi. Secondo le posizioni
ufficiali, la metastasi rappresenta lo sviluppo di qualche cellula maligna
che è sfuggita dalla sede primaria del cancro e che è migrata in un altro
comparto anatomico. Secondo il mio punto di
vista essa si sviluppa è vero, da cellule sfuggite dal cancro primitivo;
solamente che l’unità di base non è una cellula impazzita, ma una cellula
fungina che è riuscita a colonizzare un altro organo. L’eventualità e la
sede delle metastasi poi, sono in funzione dello stato più o meno eutrofico
degli organi e dei tessuti, che possono opporre così una resistenza più o
meno efficace a contrastare il radicamento di nuove colonie. Esistono così
varie possibilità di diffusione da un tumore primario, a parte quella
locale: a. Assenza di
metastasi, se gli altri organi, essendo sani, sono dotati di assoluta
capacità reattiva. b. Formazione di
una metastasi, laddove un organo presenti strutture cellulari o tessutali
indebolite. c. Formazione di
metastasi multiple in più sedi, quando ormai tutto l’organismo si sta
spegnendo per cui tutti gli organi diventano aggredibili.
La possibilità di
metastatizzazione poi, dipende è vero dallo stato eutrofico dei vari tessuti
ed organi, ma anche dalla capacità della candida di adattarsi
metabolicamente a situazioni microambientali diverse, la qual cosa alla
fine, favorendo la diffusione del micete, accentua l’indebolimento dei
tessuti dove si è radicato di nuovo, in un processo di continua e costante
demolizione delle capacità reattive dell’ospite fino alla resa. E’ chiaro allora in
quest’ottica, come tutte le operazioni e i trattamenti che possiedano un
certo grado di lesività nei confronti dei tessuti, possano risultare
estremamente pericolosi, perché proprio in questo modo viene favorita la
diffusione delle metastasi. Chirurgia,
chemioterapia e radioterapia sono pertanto le prime cause di
metastatizzazione, in quanto determinano sempre quelle condizioni di
sofferenza tissutale tali, da predisporre i vari organi all’invasione
tumorale. La tesi della cellula
impazzita che si riproduce nei vari punti dell’organismo appare molto meno
logica della impostazione infettiva, anche in considerazione del fatto che i
presupposti su cui si fonda sono totalmente aleatori.
6. Conclusioni In base alle
argomentazione svolte, è legittimo affermare che la candida è la causa
eziologica del cancro. Risulta difatti che essa: è sempre presente nei malati neoplastici, può produrre metastasi, ha un patrimonio genetico sovrapponibile a quello dei tumori, può essere utilizzata per svelare precocemente il cancro, può invadere ogni tipo di tessuto o organo, possiede un’aggressività e una adattabilità illimitate, è stata dimostrata la sua capacità di promuovere la degenerazione neoplastica. (...)
Lastra numero 1
(Dell’arteria epatica sinistra) E’ composta di 6 fotogrammi che evidenziano il graduale riempimento del territorio vascolarizzato, con visualizzazione massima data dal mezzo di contrasto nei fotogrammi 4 e 5.
Notazioni
lastra 1
2.Tale parte
della massa risulta morfologicamente diversa dalla parte più grande
supero-laterale, quella sinistra, che era stata trattata a gennaio 2001 con
chemio-embolizzazione (vedi B).
3.Dai
fotogrammi 3, 4 e 5 è possibile notare come le derivazioni arteriose
assumono, specialmente a sinistra (vedi C - D), un decorso a semicerchio,
essendo dislocate dalla massa stessa.
4.E’ presente
un’area necrotica nella massa (vedi E).
Lastra numero 2
(Dell’arteria epatica destra derivante dalla mesenterica) E’ composta da 6 fotogrammi, in cui la massima irrorazione viene evidenziata in quelli n° 3, 4, e 5 (vedi F).
Notazioni
lastra 2
1.La massa
irrorata dall’arteria epatica destra ha una forma globalmente sferica (vedi
G).
2.Rispetto al
ramo inferiore sinistro , cioè quello che va al parenchima sano, laddove
questo devia in basso, la massa risulta eccedente fino ad andare "fuori
campo" (vedi fotogramma)
Lastra numero 3 Fatta dopo 3 somministrazioni, è quella delle verifiche; visualizza il territorio dell’arteria epatica destra (fotogrammi 1, 2 e 3 ) e dell’arteria epatica sinistra (fotogrammi 4, 5 e 6)
Notazioni
lastra 3 per l’arteria epatica destra
1.L’aspetto
marcatamente a "nido di rondine", segno di estrema compressione interna
dovuta alle dimensioni della massa, si attenua notevolmente fino quasi a
scomparire; la massa è completamente levigata.
2.L’aspetto di
massa sferica scompare, assumendo forma di un fungo (vedi H) nei fotogrammi
2 e 3; questo significa che il bicarbonato dove ha potuto agire nonostante
la precedente chemio-embolizzazione, cioè nella parte inferiore, la ha
ridotta drasticamente facendola rientrare "entro il campo", cioè a metà
percorso dell’arteria afferente al parenchima sano (vedi confronto).
Nella parte
superiore della sfera, quella più lontana dai vasi e quindi dove non c’è
stato l’effetto del bicarbonato, la massa si mostra meno ridotta rispetto
alla parte inferiore, sebbene anche qui sia molto più levigata (vedi I).
3.Nel
fotogramma n° 2 si può osservare come il trapezio formato dalle arterie
superiori di sinistra, è notevolmente più piccolo rispetto al fotogramma 5
del 7 marzo, segno che c’è meno massa che comprime da dentro; tanto che la
superficie soprastante è molto più libera da masse (vedi confronto del 7
marzo e 3 del 10 marzo)
Notazioni per
l’arteria epatica sinistra
1.Rispetto ai
fotogrammi 3, 4 e 5 del 7 marzo, le arterie di sinistra che erano dislocate
ora si sviluppano linearmente, non più stirate e arcuate (vedi confronto del
10 marzo), e appaiono fortemente tortuose: la massa è completamente
collassata.
2.Dopo il
trattamento, è possibile visualizzare distintamente un vallo rispetto alla
massa irrorata dall’arteria epatica destra (vedi L).
3.La zona di
necrosi preesistente viene riassorbita e scompare.
Considerazioni
1.Dopo 3
trattamenti si è assistito ad una drastica riduzione della neoplasia
epatica, che appare come "sgonfia".
2.L’aspetto
ruvido, potentemente compresso, è scomparso.
3.Le arterie
sono diventate tutte più tortuose, segno di una notevole diminuzione della
massa da irrorare
Il primo riscontro ecografico della massa, fatto dopo 1 mese, attesta una notevole dimunuzione dela neoplasia: da un diametro di 12x 10 centimetri è passata a 3,5 x 1,5 cm. |
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