Le ricerche suggeriscono che i farmaci utilizzati per
distruggere le cellule cancerogene possono essere realmente più dannose alle
cellule sane del cervello.
Un gruppo di lavoro dell'università di Rochester a New York
ha scoperto che molti tipi di cellule fondamentali del cervello sono
estremamente vulnerabili ai farmaci.
Sostengono che ciò potrebbe essere di aiuto per spiegare
gli effetti collaterali come attacchi e perdita di memoria associati con la
chemioterapia - alla quale è stato congiuntamente affibbiato il nome di 'chemio
cerebrale'.
La ricerca, effettuata sui ratti, è stata pubblicata sul
Journal of Biology.
La terapia farmacologica per la cura del cancro può indurre
una vasta gamma di effetti neurologici collaterali, anche un insorgenza di
demenza.
Ma si pensa che non siano direttamente collegati al
trattamento farmacologico in se stesso.
Piuttosto alcuni medici li hanno attribuiti allo stato
psicologico vulnerabile del paziente.
L'ultimo studio ha scoperto che livelli di dosi comunemente
somministrate quando i pazienti sono sottoposti a trattamento hanno ucciso dal
40% all' 80% delle cellule cancerogene - ma dal 70% al 100% delle cellule
cerebrali.
Molti tipi di cellule cerebrali sane continuano a morire
per almeno sei settimane dopo l'esposizione al trattamento.
Sperimentazione sui comuni farmaci
Il ricercatore principale Dr Mark Noble ha affermato:
"Questo è il primo studio che pone la chemio cerebrale su un ragionevole
fondamento scientifico, in termini di neurobiologia e biologia cellulare."
Il gruppo di lavoro di Rochester ha effettuato dei test con
tre farmaci somministrati per trattare molteplici forme di cancro: carmustina,
cisplatina and citosina arabinoside.
Tutte e tre i farmaci sono risultati tossici per molti tipi
di cellule cerebrali il cui lavoro è di riparare le altre cellule del
cervello, - anche a concentrazioni molto basse.
Possono anche far morire le cellule oligodendrocita , che
gioca un ruolo fondamentale nella trasmissione di messaggi attorno al sistema
nervoso.
I ricercatori suggeriscono che un danneggiamento alle
cellule nell' ippocampo, che è responsabile per la memoria e l'apprendimento,
è probabilmente una causa che può fornire una una spiegazione ai sintomi della
chemio cerebrale.
Il professor John Toy, direttore medico della ricerca sul
cancro in UK, ha detto: "Le dosi utilizzate nel corso della terapia necessarie
per il trattamento del cancro mentre lasciano le cellule sane del corpo per
quanto possibile illese costituiscono un buon equilibrio giudicato da
specialisti esperti.
"Lo scopo è di massimizzare i benefici e minimizzare i
danni. Sfortunatamente gli effetti collaterali possono includere la tossicità
per il cervello.
" Si spera che questa ricerca effettuata sui ratti possa
suggerire nuovi metodologie di ricerca su come questa tossicità possa essere
superata.
"E' importante ricordare, comunque , che tutti i
trattamenti per la cura del cancro disponibili al momento sono stati
sottoposti ad dettagliati studi clinici per assicurare che i benefici da essi
derivanti superino gli effetti indesiderati.
"Nessun paziente deve sospendere il trattamento a causa di
questa ricerca."
I ricercatori sostengono che può essere possibile
aggiungere degli agenti protettivi ai farmaci per la chemioterapia.
Suggeriscono anche ulteriore lavoro per definire con
esattezza quale cellule sono maggiormente a rischio.
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Documento originale
Fonte:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/6156961.stm
Chemo drugs 'destroy brain cells'
Drugs used to destroy cancer cells may
actually be more harmful to healthy cells in the brain, research suggests.
A team from New York's University of
Rochester found several types of key brain cell were highly vulnerable to the
drugs.
They say it might help explain side effects
such as seizures and memory loss associated with chemotherapy - collectively
dubbed 'chemo brain'.
The research, on mice, is published in the
Journal of Biology.
Drug therapy for cancer can prompt a wide
range of neurological side effects, even the onset of dementia.
But they were thought not to be directly
linked to the drug treatment itself.
Instead, some doctors have put them down to
the patient's vulnerable psychological state.
The latest study found that dose levels
typically used when treating patients killed 40% to 80% of cancer cells - 70%
to 100% of brain cells.
Several types of healthy brain cell
continued to die for at least six weeks after exposure.
Common drugs tested
Lead researcher Dr Mark Noble said: "This is
the first study that puts chemo brain on a sound scientific footing, in terms
of neurobiology and cellular biology."
The Rochester team carried out tests with
three drugs used to treat a wide range of cancers: carmustine, cisplatin and
cytosine arabinoside.
All three drugs were toxic to several types
of brain cell whose job is to repair other cells in the brain - even at very
low concentrations.
They also killed off oligodenrocyte cells,
which play a key role in the transmission of messages around the nervous
system.
The researchers suggest damage to cells in
the hippocampus, which is responsible for memory and learning, is most likely
to explain chemo brain symptoms.
Professor John Toy, Cancer Research UK¿s
medical director, said: "The doses of therapy needed to treat cancer while
leaving the body's healthy cells as unharmed as possible is a fine balance
judged by experienced specialists.
"They aim to maximise benefits and minimise
damage. Unfortunately side-effects can include toxicity to the brain.
"This research in mice may hopefully suggest
new ways of researching how this toxicity might be overcome.
"It is important to remember, however, that
all presently available cancer treatments have gone through extensive clinical
trials to ensure that their benefits outweigh unwanted effects.
"No patient should stop their treatment
because of this research."
The researchers said it might be possible to
add protective agents to chemotherapy drugs.
They also suggest further work to pinpoint
which cells are most at risk.