Fonte: http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/6156961.stm



I farmaci delle chemioterapia 'distruggono le cellule cerebrali'
 

Le ricerche suggeriscono che i farmaci utilizzati per distruggere le cellule cancerogene possono essere realmente più dannose alle cellule sane del cervello.
Un gruppo di lavoro dell'università di Rochester a New York ha scoperto che molti tipi di cellule fondamentali del cervello sono estremamente vulnerabili ai farmaci.
Sostengono che ciò potrebbe essere di aiuto per spiegare gli effetti collaterali come attacchi e perdita di memoria associati con la chemioterapia - alla quale è stato congiuntamente affibbiato il nome di 'chemio cerebrale'.
La ricerca, effettuata sui ratti, è stata pubblicata sul Journal of Biology.
La terapia farmacologica per la cura del cancro può indurre una vasta gamma di effetti neurologici collaterali, anche un insorgenza di demenza.
Ma si pensa che non siano direttamente collegati al trattamento farmacologico in se stesso.
Piuttosto alcuni medici li hanno attribuiti allo stato psicologico vulnerabile del paziente.
L'ultimo studio ha scoperto che livelli di dosi comunemente somministrate quando i pazienti sono sottoposti a trattamento hanno ucciso dal 40% all' 80% delle cellule cancerogene - ma dal 70% al 100% delle cellule cerebrali.
Molti tipi di cellule cerebrali sane continuano a morire per almeno sei settimane dopo l'esposizione al trattamento.
Sperimentazione sui comuni farmaci
Il ricercatore principale Dr Mark Noble ha affermato: "Questo è il primo studio che pone la chemio cerebrale su un ragionevole fondamento scientifico, in termini di neurobiologia e biologia cellulare."
Il gruppo di lavoro di Rochester ha effettuato dei test con tre farmaci somministrati per trattare molteplici forme di cancro: carmustina, cisplatina and citosina arabinoside.
Tutte e tre i farmaci sono risultati tossici per molti tipi di cellule cerebrali il cui lavoro è di riparare le altre cellule del cervello, - anche a concentrazioni molto basse.
Possono anche far morire le cellule oligodendrocita , che gioca un ruolo fondamentale nella trasmissione di messaggi attorno al sistema nervoso.
I ricercatori suggeriscono che un danneggiamento alle cellule nell' ippocampo, che è responsabile per la memoria e l'apprendimento, è probabilmente una causa che può fornire una una spiegazione ai sintomi della chemio cerebrale.
Il professor John Toy, direttore medico della ricerca sul cancro in UK, ha detto: "Le dosi utilizzate nel corso della terapia necessarie per il trattamento del cancro mentre lasciano le cellule sane del corpo per quanto possibile illese costituiscono un buon equilibrio giudicato da specialisti esperti.
"Lo scopo è di massimizzare i benefici e minimizzare i danni. Sfortunatamente gli effetti collaterali possono includere la tossicità per il cervello.
" Si spera che questa ricerca effettuata sui ratti possa suggerire nuovi metodologie di ricerca su come questa tossicità possa essere superata.
"E' importante ricordare, comunque , che tutti i trattamenti per la cura del cancro disponibili al momento sono stati sottoposti ad dettagliati studi clinici per assicurare che i benefici da essi derivanti superino gli effetti indesiderati.
"Nessun paziente deve sospendere il trattamento a causa di questa ricerca."
I ricercatori sostengono che può essere possibile aggiungere degli agenti protettivi ai farmaci per la chemioterapia.
Suggeriscono anche ulteriore lavoro per definire con esattezza quale cellule sono maggiormente a rischio.
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Documento originale


 

Fonte: http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/6156961.stm


 

Chemo drugs 'destroy brain cells'
 

Drugs used to destroy cancer cells may actually be more harmful to healthy cells in the brain, research suggests.

A team from New York's University of Rochester found several types of key brain cell were highly vulnerable to the drugs.

They say it might help explain side effects such as seizures and memory loss associated with chemotherapy - collectively dubbed 'chemo brain'.

The research, on mice, is published in the Journal of Biology.

Drug therapy for cancer can prompt a wide range of neurological side effects, even the onset of dementia.

But they were thought not to be directly linked to the drug treatment itself.

Instead, some doctors have put them down to the patient's vulnerable psychological state.

The latest study found that dose levels typically used when treating patients killed 40% to 80% of cancer cells - 70% to 100% of brain cells.

Several types of healthy brain cell continued to die for at least six weeks after exposure.

Common drugs tested
 

Lead researcher Dr Mark Noble said: "This is the first study that puts chemo brain on a sound scientific footing, in terms of neurobiology and cellular biology."

The Rochester team carried out tests with three drugs used to treat a wide range of cancers: carmustine, cisplatin and cytosine arabinoside.

All three drugs were toxic to several types of brain cell whose job is to repair other cells in the brain - even at very low concentrations.

They also killed off oligodenrocyte cells, which play a key role in the transmission of messages around the nervous system.

The researchers suggest damage to cells in the hippocampus, which is responsible for memory and learning, is most likely to explain chemo brain symptoms.

Professor John Toy, Cancer Research UK¿s medical director, said: "The doses of therapy needed to treat cancer while leaving the body's healthy cells as unharmed as possible is a fine balance judged by experienced specialists.

"They aim to maximise benefits and minimise damage. Unfortunately side-effects can include toxicity to the brain.

"This research in mice may hopefully suggest new ways of researching how this toxicity might be overcome.

"It is important to remember, however, that all presently available cancer treatments have gone through extensive clinical trials to ensure that their benefits outweigh unwanted effects.

"No patient should stop their treatment because of this research."

The researchers said it might be possible to add protective agents to chemotherapy drugs.

They also suggest further work to pinpoint which cells are most at risk.