INTRODUZIONE

 

I successi registrati dalla medicina moderna negli ultimi cento anni sono indubbiamente di rilevante importanza per la vita dell'uomo, avendo acquisito strumenti capaci di aiutarlo a districarsi efficacemente nel vasto oceano della malattia.

L'organizzazione del sapere, la coscienza dell'igiene pubblica, l'educazione sanitaria, l'abbondante ricorso della medicina alle scoperte  scientifiche di altri rami della scienza quali la chimica e la fisica, sono fattori importanti che marcano un netto salto di qualità rispetto alle oscure pratiche mediche del passato.

L'incalzante sviluppo della farmacologia, le evoluzioni delle tecniche operatorie e i raffinati strumenti diagnostici sono espressione di un mondo scientifico in crescita che ha fornito solide basi al conseguimento di risultati che hanno grandemente migliorato il livello medio di salute della comunità mondiale.

Un viaggiatore del tempo proveniente dall'800 che potesse costatare i progressi ottenuti ai giorni nostri, rimarrebbe positivamente sorpreso dallo stato attuale della salute pubblica. Ciononostante, quello che rappresenta un punto d'arrivo per le precedenti generazioni, non può avere la stessa valenza per chi vive le problematiche mediche presenti.

In altri termini, il livello di salute raggiunto, mai stabile o scontato, necessita di un continuo miglioramento verso gradi più elevati e soddisfacenti di benessere, che si possono raggiungere solo con la continua vigilanza e con il continuo impegno nell'eliminare errori e distorsioni, nell'impedire gli abusi, e nel concepire nuove soluzioni.

Questi aspetti sono tanto più impellenti in quanto, da parecchi anni, si avverte da più parti la situazione di stallo che sta attraversando la medicina, troppo ancorata a concezioni sorpassate, incapace di proporre concetti innovativi sui quali rifondare le basi del sapere medico.

C'è urgenza di nuova linfa che vivifichi e rinvigorisca un apparato teorico asfittico, i cui cardini filosofici, pratici e di ricerca non sembrano essere al passo con i tempi.

La società avanzata ed esigente nella quale viviamo non si accontenta più di dominare, per un limitato periodo di tempo, una qualsiasi malattia usando solamente le conoscenze della fisica e della chimica. Sta emergendo con sempre più forza nella nostra società la necessità di ricercare ed impostare terapie che tengano conto dell'interezza e della permanenza insita. in un essere umano, in un'economia della salute che abbia il più ampio respiro possibile, adatta ad affrontare quelle malattie croniche e degenerative che oggi non sono affrontabili con i sistemi attuali di cura particolaristici, angusti, obsoleti.

 

Nell'ultimo secolo si è visto in medicina un passaggio dalla predominanza di patologie steniche, malattie presenti nei giovani, a patologie asteniche, quelle che si presentano in pazienti più anziani. I notevoli risvolti di ordine scientifico e sociale che questo cambiamento ha portato non ha segnato una parallela presa di coscienza in medicina tale da favorire un allargamento dei confini teorici di una malattia.

Al contrario, si è preferito miopicamente ignorare le conseguenze di un modo di vedere eccessivamente settoriale e troppo limitato nel tempo. Si è preferito dare preferenza agli effetti immediati di una cura, lasciando il resto nelle mani del caso o del non sequitur.

Questo atteggiamento ha portato alla luce una profonda e grave situazione d'impâsse nella cura della malattia, testimoniata dalla mancanza di teorie e di prospettive capaci di vedere un male fisico in maniera diversa da com'è stato visto fino ad oggi, con diagnosi parziali nelle quali possono entrare solo analisi patogenetiche in prospettiva terapeutica sintomatologia. Al contrario, è l'intero individuo che invece deve essere considerato; nelle sue dinamiche vitali come nelle sue tematiche psicologiche e spirituali, anche se queste non sono suscettibili di misurazione.

Anima e corpo non sono due domini separati e non comunicanti, ma due distinzioni della stessa essenza, responsabili in pari misura della salute di un individuo.

A causa di questa chiusura a priori da parte della medicina ortodossa, la necessità di un rinnovamento profondo spinge pensatori e medici a prese di posizione alternative sempre più frequenti, attestate da un'efflorescenza di scritti e testimonianze non in linea con i dettami della medicina ufficiale, specialmente nella branca dell'oncologia, dove più si avverte un profondo stato di confusione e di rassegnazione.

E'infatti in quest'area che la medicina fallisce più vistosamente; è qui che l'approccio sintomatologicio denuncia tutti i suoi limiti; è qui che la teoretica medica si esaurisce in un labirinto di vicoli ciechi.

La genetica, cavallo di battaglia dell'oncologia odierna, con i suoi infiniti processi enzimatici e recettoriali, sta esalando gli ultimi respiri. Anzi, li ha già esalati, solo che non si riesce a pensare a qualcos'altro che possa prenderne il suo posto. La conseguenza dell'incapacità dell'establishment oncologico ad ammettere il fallimento di questa linea di ricerca, ormai scientificamente indifendibile, è il continuo sperpero di grandi quantità di risorse sia economiche, che scientifiche, che umane.

 

Quali nuove strade battere allora? Dove cercare quei minimi elementi logici che possano spazzare le tenebre dell'ignoranza che avvolgono l'oncologia?

Molti pensatori, specialmente tra i biologi, sono dell'idea che applicando la teoria darwiniana sull'evoluzione degli esseri viventi si possa percorrere una strada nuova, riguardo alle cosiddette malattie degenerative come il cancro, le cardiopatie o le malattie mentali. Secondo questo pensiero, le malattie non sarebbero da ascriversi a fattori genetici o ambientali come ritenuto comunemente al presente, ma a delle infezioni.

La risposta quindi, alla domanda di ciò che causa una malattia, può essere trovata nella disciplina che più di tutte ha dato lustro alla medicina, che l'ha fatta passare dal piano della semplice praticoneria a quello di scienza, e cioè alla microbiologia.

E' chiaro infatti che, se si eccettua la batteriologia, la conoscenza in questo campo d'indagine è ancora molto limitata, specialmente per quanto concerne virus, subvirus e funghi, della cui valenza patogena, purtroppo, al momento si sa ben- poco.

E' vero che rispetto a queste entità biologiche si sta assumendo da qualche tempo un atteggiamento più vigile da parte degli studiosi, tant’è che il concetto di “commensalismo innocuo” assegnato a molti parassiti dell'uomo comincia ad essere messo in discussione con molta più convinzione. C'è però bisogno di ancor più determinazione in questo processo di revisione della microbiologia, in modo da chiarire lo stretto collegamento tra i microrganismi e le malattie degenerative.

Ed è, a mio avviso, proprio mettendo a fuoco una di queste zone d'ombra, la micologia - il regno dei funghi - che è possibile far emergere le risposte corrette al problema tumore.

Numerose evidenze indicano che questa sia la strada: l'analogia tra la psoriasi - una malattia inguaribile della pelle da molti curata come un fungo - con il tumore, anch’essa una malattia inguaribile dell'organismo; la sovrapponibilità sintomatologica della candidosi sistemica e del cancro, nonché la stretta parentela genetica tra miceti e masse neoplastiche. Questi sono tutti elementi che supportano e confermano il punto di vista che tutti i tipi di cancro, cosi come avviene nel mondo vegetale, sono dati da un fungo.

Un'infezione fungina dunque, quella da candida specie, può rappresentare la spiegazione del perché un tumore sopravviene. E' in questa direzione che andrebbero veicolate le ricerche, nel tentativo di risolvere il problema tumore una volta per tutte.

Per mia esperienza personale, l'unica sostanza efficace contro le neoplasie. in maniera diffusa è il bicarbonato di sodio. Anni di utilizzo per via parenterale, somministrato cioè direttamente nell'intimità dei tessuti per via venosa, arteriosa o nelle cavità, hanno mostrato che è possibile far regredire le masse neoplastiche in molti pazienti, e spesso risolvere il loro stato di malattia fino alla guarigione.

È scopo di questo libro spiegare questo nuovo, semplice approccio che combatte una malattia devastante e variegata come il tumore. È mia ferma speranza che presto si prenda coscienza del ruolo fondamentale dei funghi nello sviluppo della malattia neoplastica, in modo da trovare, con il concorso di tutte le forze sanitarie esistenti, quei farmaci antimicotíci e quei sistemi di cura in grado di sconfiggere in breve tempo, senza danni o sofferenze, un male che tanta devastazione sta portando all'umanità.

                                                                                                                            

                                                                                                                         Dr. Tullio Simoncini