MERCATO DELLA SALUTE: PERCHE' NON DOBBIAMO FIDARCI.

Di Giorgio Vitali

 


Per avere un' idea di quanto accade nella "ricerca" è necessario descrivere brevemente come funziona uno degli aspetti cruciali della " scienza" in particolare di quella "medica": la pubblicazione di articoli, attraverso i quali vengono rese note scoperte ed esiti delle sperimentazioni. E' grazie a riviste specialistiche come: The lancet, The British Medical Journal, New England Journal of medicine, JAMA, per citare alcune tra le più autorevoli, che i medici di tutto il mondo vengono informati sui risultati più innovativi della medicina e della farmacologia. Ma la pubblicazione ha anche un altro ruolo vitale per la scienza: " rappresenta il test più critico per un' ipotesi o per un dato scientifico, che vengono sottoposti al giudizio dell' ultimo tribunale: la comunità scientifica ed il pubblico, come spiega il prof. P.Duesberg, professore di Biologia Molecolare alla University of California, esperto di AIDS di fama mondiale.  Ma chi ha il compito di stabilire se un lavoro è da pubblicare oppure NO? La valutazione si fa all' interno del cosiddetto "peer-review process". Questo processo prevede che gli articoli proposti ad una rivista vengano esaminati da alcuni " referee", cioè esperti di un determinato settore della medicina, a cui il direttore del giornale si rivolge perché valutino la qualità, la correttezza scientifica, l' originalità dei lavori. Forniscono, in pratica, i pareri tecnici in base ai quali il direttore decide se pubblicare o meno l' articolo. Al fine di garantire la trasparenza e l' obiettività dei giudizi,  gli autori degli articoli non dovrebbero conoscere i nomi dei referee e viceversa. Questo è quanto dovrebbe essere. In realtà, come dice DUESBERG, il peer-review è una forma di CENSURA con aspetti ambigui. Positivi quando scienziati senza conflitto di interessi (molto pochi per la verità) possono eliminare le pubblicazioni basate su prove non scientifiche o ipotesi già confutate. Negativi, perché l' ideologia scientifica prevalente usa il peer-review per eliminare quelle innovazioni che minacciano le ipotesi e gli investimenti dell' ortodossia. Duesberg lo dice per esperienza: considerato un luminare in tema di AIDS e Cancro, avendo isolato il primo gene ritenuto responsabile di indurre tumori e mappato la struttura genetica dei retrovirus, (che gli è valso nel 1986 l' elezione alla più importante associazione scientifica americana, la National Academy of Science)  Duesberg ha compromesso una lanciatissima professione, opponendosi a quello che definisce il " dogma dell' Hiv", cioè la teoria attualmente più accreditata sulle cause dell' AIDS, quella secondo la quale è il retrovirus Hiv a indurre l' immunodeficienza. Secondo Duesberg non c' è alcun legame scientificamente accertato tra il virus e la malattia ed  farmaci antiretrovirali non solo sono inutili,  ma n alcuni casi accelerano la MORTE dei pazienti, come è avvenuto per l' AZT della multinazionale GLAXO. Ma non è tutto. Come scrive Flavia Bruno, del Centro Studi comunicazione sul farmaco, Facoltà di farmacia, Università di Milano, " In una società che vive di profonde complessità come la nostra, la mancanza di conoscenze scientifiche porta (o dovrebbe costringere)  ad adottare il principio di precauzione, in base al quale non bisogna ritardare misure effettive dirette a prevenire il rischio di danno grave e le possibili conseguenze sulla salute collettiva ".Ma tutto ciò è illusorio. Non solo  è dimostrata la falsità di quasi tutte le pubblicazioni scientifiche, ma se questo vale per i lettori abituali delle riviste scientifiche, cosa dire della stragrande maggioranza dei laureati in medicina italiani che NON LEGGONO NULLA? A cosa, a chi credono? La risposta è ovvia. Alle più scalcagnate pubblicazioni loro fornite dall' Industria. Ed è assolutamente inutile parlare del PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, formulato dalla Commissione Europea due anni orsono, perché in Italia non solo NON E' conosciuto, ma non è nemmeno applicabile per legge, non avendo il nostro paese recepito ancora la Direttiva in questione. E qualora fosse recepito, sarebbe una grossa preoccupazione riuscire a costringere gli Enti pubblici preposti a farlo applicare in ambito sanitario.