Il Codice di Deontologia Medica italiano del 1998 contiene un preciso riferimento sull’impiego di una grande varietà di metodi fisici o chimici che non rispondono a criteri rigorosamente scientifici.

L'Art. 13 di detto Codice deontologico (Pratiche non convenzionali – Denuncia di abusivismo) recita testualmente al suo primo comma: "La potestà di scelta di pratiche non convenzionali nel rispetto del decoro e della dignità della professione si esprime nell'esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale”.

Le pratiche di medicina alternativa, difatti, designate anche dal Parlamento Europeo come Medicine Non Convenzionali (cfr. la Risoluzione sullo Statuto delle Medicine Non Convenzionali, in Riv. It. Med. Leg. 20, 113, 1998), sono svolte anche da molti medici.

Il CENSIS ha calcolato che in Italia, già negli anni 1982-1983 fossero circa 40.000 i medici a fornire prestazioni di medicina non convenzionale di cui circa 6.000 in forma continuativa - e che attualmente siano oltre 6 milioni i pazienti che vi fanno annualmente ricorso (notizie recenti forniscono cifre ancora maggiori).

Tra le tante indagini internazionali sul tema ricordiamo, a titolo di esempio, quella effettuata negli USA da Eisenberg e coll. (Eisenberg D.M. et al. Unconventional medicine in the United States. Prevalence, costs, and patterns of use. N. Engl. J. Med. 328, 2465 1993), che mediante un'intervista telefonica hanno calcolato una spesa annua per medicine alternative pari a circa 13,7 miliardi di dollari. Negli ultimi anni il fenomeno si è notevolmente accentuato tanto che secondo recenti dati (JAMA 1998) quattro americani su dieci si sono rivolti, nel 1997, a qualche tipo di medicina non ufficiale, con un incremento del 50% rispetto al 1990 e con una spesa complessiva, sostenuta personalmente dai pazienti, di 27 miliardi di dollari. Mac Lennan H.L. et al. (Prevalence and cost of alternative medicine in Australia. Lancet 347, 569, 1996), sulla base di 3004 interviste raccolte nel Sud Australia, hanno a loro volta calcolato una spesa complessiva di quasi 1.000 milioni di dollari australiani all’anno per farmaci e terapisti "alternativi". Nel commentare questo impressionante dato essi affermano che sarebbe solo arrogante ritenere che queste terapie siano tutte inefficaci.

Il trattamento da me praticato appartiene dunque al novero delle Medicine Non Convenzionali di cui all'art. 13 del Codice Deontologico del 1998,  e non si configura perciò alcuna ipotesi di illiceità nella sua attuazione.

È bene sottolineare però, che in tema di terapia oncologica, specie dei malati terminali o negli stadi avanzati ed irreversibili della malattia, le prospettive di liceità di prestazioni non convenzionali sussistono sia pure a precise condizioni chiaramente indicate nel citato art. 13, quali la almeno teorica possibilità (scientifica o addirittura meramente empirica) di qualche effetto terapeutico (eventualmente palliativo), la assenza di effetti provatamente dannosi e quindi peggiorativi, la assenza di indebita sottrazione del paziente ad altre efficaci terapie, l'informazione corretta sulla natura e sul limiti del trattamento ed il consenso del paziente.

Nel trattamento con soluzioni di bicarbonato di sodio al 5%, sussistono pienamente le condizioni suelencate (vedi gli articoli presenti sul sito riguardo all’acidità dei tumori e all’innocuità delle somministrazioni parenterali di soluzioni di bicarbonato di sodio al 5%).

Concludendo, è il medico che ha il diritto di scegliere la terapia, convenzionale o non convenzionale da attuare a suo giudizio ad ogni singolo caso.

La prescrizione di Vitamina C, di integratori, di bicarbonato, di cloruro di magnesio, di aminoacidi o di altre molecole già in uso nella medicina convenzionale o non convenzionale, dipende in ultima analisi solo da lui. 

 


Per ultimo si riporta l'art. 3 della Legge 8 aprile 1998, n. 94, che conferma quanto sopra:

 
Legge 8 aprile 1998, n. 94

"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sperimentazioni cliniche in campo oncologico e altre misure in materia sanitaria"

Art. 3.
Osservanza delle indicazioni terapeutiche autorizzate

1. Fatto salvo il disposto dei commi 2 e 3, il medico, nel prescrivere una specialita' medicinale o altro medicinale prodotto industrialmente, si attiene alle indicazioni terapeutiche, alle vie e alle modalita' di somministrazione previste dall'autorizzazione all'immissione in commercio rilasciata dal Ministero della sanita'.

2. In singoli casi il medico può, sotto la sua diretta responsabilità e previa informazione del paziente e acquisizione del consenso dello stesso, impiegare un medicinale prodotto industrialmente per un'indicazione o una via di somministrazione o una modalita' di somministrazione o di utilizzazione diversa da quella autorizzata, ovvero riconosciuta agli effetti dell'applicazione dell'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 21 ottobre 1996, n. 536, convertito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 648, qualora il medico stesso ritenga, in base a dati documentabili, che il paziente non possa essere utilmente trattato con medicinali per i quali sia già approvata quella indicazione terapeutica o quella via o modalità di somministrazione e purché tale impiego sia noto e conforme a lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale.

 

                                                                                                          Dr. Tullio Simoncini